Sicuramente avrete notato come si stiano intensificando anche nei media tradizionali le segnalazioni sui furti d'identità , il phishing e tutte le tecniche correlate. La questione non è proprio semplice e, per quanto riguarda l'ambito dei computer e Internet, il tutto sembra derivare da una falsa sensazione di sicurezza data probabilmente da una scarsa conoscenza dei mezzi e di quello che è possibile farci, ma anche dall'uso innovativo di conosciute tecniche di inganno.
È infatti recente (anche se si potrebbe dire che è vecchia) la notizia riguardante l'uso di tecniche di social engineering applicate a social media come Facebook, Linkedin o MySpace, per ricavare informazioni sensibili per compromettere la sicurezza di un azienda.
Per non parlare del data scraping ovvero la possibilità , sempre applicato ai social media, di accedere ai dati potenzialmente sensibili di una persona e tutti i contatti condivisi.
A questo punto è chiaro che il limite tra quante e quali tracce lasciamo in giro e quanto effettivamente siamo una goccia nel mare è molto labile. Non solo, se volessimo guardare i termini legali di accettazione dei servizi (TOS) che utilizziamo giornalmente nel web, sarebbe da mettersi le mani nei capelli.
Facebook stessa, recentemente si è vista infatti al centro di una interessante vicenda che coinvolge diversi aspetti: da quello prettamente sociale, a quello relativo alla proprietà intellettuale. Se da principio, all'insaputa degli utenti, ha deciso di cambiare il TOS in uno che le garantiva l'uso e l'abuso di tutti i dati immessi ad libitum, dopo il sollevarsi delle proteste ha deciso di limitarne l'uso (chiaramente a suo completo piacimento come l'uso presso terzi, così come fa già google da tempo) fino al momento della disiscrizione... già ...
...provate un po' voi a disiscrivervi da Facebook!!!.